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Sabato, 04 Febbraio 2017 19:34

Sviluppo delle Monoposto

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Tyrrel P34 Tyrrel P34 Foto dal Web

Anni 1970: sviluppo delle monoposto

Dopo la comparsa nel 1970 della rivoluzionaria Lotus 72 e nel 1978 dell'altrettanto strabiliante Lotus 79, nulla più fu come prima: le auto di Formula 1 cambiarono completamente volto e nell'arco di 10 anni vennero totalmente trasformate. Ingegneri, tecnici aerodinamici e costruttori di pneumatici impressero all'automobilismo una vorticosa evoluzione che contrassegnò tutto il decennio.

Nel 1970 il Mondiale venne assegnato “alla memoria” a Jochen Rindt, morto proprio alla guida della Lotus 72, nelle prove del Gran Premio d'Italia. Nella battaglia per la sicurezza si schierò in prima fila lo scozzese Jackie Stewart, grazie al quale vennero adottati progressivamente le tute ignifughe, le cinture di sicurezza ed il casco integrale. Tutti dispositivi che fino ad allora erano rimasti sconosciuti e che salvarono la vita a Niki Lauda al Nürburgring nel 1976.

Alla guida della GPDA (Grand Prix Drivers Association), Stewart promosse l'introduzione di chicanes per rallentare i circuiti, ma anche alcune misure poi risultate discutibili, come il posizionamento di guard-rail in metallo a bordo pista, che furono fatali, tra l'altro, al suo compagno di squadra François Cevert, nelle prove del G.P. USA del 1973.

Emerson Fittipaldi vinse i mondiali del 1972 e 1974, James Hunt quello del 1976 ed Alan Jones con l'emergente Williams quello del 1980. Ma il pilota che più contrassegnò la seconda metà del decennio fu indubbiamente l'austriaco Niki Lauda.

Il "baricentro" della Formula Uno continuava ad essere fortemente europeo, nonostante le sporadiche incursioni di teams USA, quali la Eagle negli anni sessanta, la Shadow, la Penske e la Parnelli negli anni settanta. Tutte squadre abituate a dominare i campionati americani, ma che in Formula Uno totalizzarono appena 3 vittorie.

Maggior fortuna ebbero i piloti e Mario Andretti (nato in Istria e poi emigrato in America) vinse il mondiale
del 1978; seguito nel 1979 dal sudafricano Jody Scheckter, che nel 1977 aveva ottenuto 3 vittorie alla guida della canadese Wolf.
Un'altra pagina nera fu l'incidente in cui perse la vita Roger Williamson durante il G.P. d'Olanda del 1973: la gara non venne sospesa
e soltanto il suo compagno di squadra, David Purley, si fermò per cercare di prestare aiuto allo sfortunato pilota, che morì tra le
fiamme.
Purtroppo, in quegli anni la lista dei decessi fu molto numerosa: Piers Courage, Jo Siffert, Peter Revson, Bruce McLaren, Jochen
Rindt, Joakim Bonnier, Helmuth Koinigg, Mark Donohue, François Cévert sono gli altri piloti di Formula 1 che persero la vita in pista,
nel corso della prima metà degli anni settanta. In seguito, la battaglia per la sicurezza delle auto e degli autodromi ha dato i suoi frutti, ma nel
periodo 1976/1986 si sono comunque registrati altri 6 decessi: Tom Pryce, Ronnie Peterson, Patrick Depailler, Gilles Villeneuve,
Riccardo Paletti ed Elio De Angelis.
Soltanto due donne (entrambe italiane) hanno partecipato a Gran Premi di Formula 1: Maria Teresa de Filippis negli anni cinquanta
e Lella Lombardi negli anni settanta, mentre l'inglese Divina Galica, la sudafricana Desiré Wilson e l'altra italiana Giovanna Amati hanno preso parte soltanto alle prove, senza riuscire a qualificarsi per un Gran Premio.
 
Nel 1979, la nascita della FISA (Fédération Internationale du Sport Automobile) diede il via ad una disputa, durata diversi anni, tra quest'ultima (presieduta da Jean-Marie Balestre) e la FOCA (Formula One Constructors Association, guidata da Bernie Ecclestone), concernente le questioni tecniche, ma soprattutto il controllo dei diritti televisivi.
Dal punto di vista motoristico, questo periodo venne dominato dal motore Ford Cosworth, che vinse ben 155 Gran Premi (il primo in Olanda nel 1967 con Jim Clark; l'ultimo a Detroit nel 1983 con Michele Alboreto).
 
Michele Alboreto - Detroit 1983

FONTE :

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